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Vilnius, Riga e Tallinn, viaggio nelle capitali baltiche

I motivi per un viaggio nelle capitali baltiche?

L’interesse: ricche di storia.

La curiosità: poco conosciute e poco esplorate.

La complessità: nei secoli un crocevia di incontri e scambi tra popolazioni diverse, ma anche di conflitti e occupazioni.

Quando andare? Tarda primavera, inaspettatamente quasi estate nelle temperature che incontreremo. Una natura che esplode in verdi brillanti. Le lunghe giornate del Nord con il chiarore crepuscolare che si prolunga fino a tarda sera.

Alla fine l’itinerario toccherà esclusivamente Vilnius, Riga e Tallinn, dedicando un paio di giorni a ciascuna, che si riveleranno poi troppo pochi.

Lituania, Lettonia ed Estonia sono paesi profondamente diversi tra di loro da un punto di vista culturale, linguistico, economico e diverse sono le capitali che li rappresentano.

Ma il fatto di aver sperimentato un destino geopolitico comune li avvicina forse più di quanto sono disposti ad ammettere. E quindi, in tutti e tre i paesi il periodo successivo alla seconda guerra mondiale in cui hanno fatto parte dell’Unione sovietica è da loro chiamato “occupazione sovietica”, documentata in musei che ritroviamo in tutte e tre le capitali. La loro indipendenza ha avuto un’origine comune quando il 23 agosto del 1989, con una catena umana ininterrotta di due milioni di persone, lungo i 600 chilometri della Via baltica da Tallinn a Vilnius, passando per Riga, le popolazioni baltiche non russe hanno manifestato pacificamente contro l’invasore sovietico. Oggi gli eventi della guerra in Ucraina sono vissuti con grande partecipazione e preoccupazione. La bandiera ucraina sventola accanto a quella nazionale fuori da molti edifici pubblici. A Vilnius, poi, gli autobus recano il messaggio: Vilnius ❤️ Ukraina.

E, se vogliamo invece tornare indietro a un passato più lontano, dobbiamo considerare che questa comunanza ha radici storiche antiche. Proprio per la loro collocazione geografica infatti, i tre paesi hanno fatto parte della Lega anseatica con Riga e Tallinn “città anseatiche”, mentre a Vilnius, lontana dal mare, era comunque presente un fondaco anseatico.

Vilnius, la città delle chiese
A sera, la cupola della Chiesa di San Casimiro e il frontone neoclassico del Municipio, illuminati per l’occasione, fanno da sfondo a un concerto dello Street music day

La chiesa gotica dei Bernardini

La Lituania è un paese cattolico e nel centro storico di Vilnius si incontra una chiesa dietro ogni angolo.

Noi abbiamo visitato e apprezzato la chiesa di San Casimiro che, ironia della sorte, ospitò il museo dell’ateismo in epoca sovietica, la chiesa dei Bernardini, cattolica, e la chiesa luterana di Sant’Anna, del tutto diverse ma una accanto all’altra, la chiesa di San Giovanni nel cortile dell’Università, la chiesa di San Nicola, piccola e un po’ defilata, con una bellissima facciata in mattoni.

Alcune, sono capolavori dell’arte barocca o tardo-gotica, dalle facciate imponenti e cupole maestose. Altre, piccole cappelle simili a chiesette di campagna nonostante siano in pieno centro. Altre ancora, dall’intonaco sbreccato, restano più anonime e decadute, ancora dimenticate, dopo aver conosciuto destinazioni diverse.

Poco rimane invece dell’impronta ebraica della città che era soprannominata la “Gerusalemme del Nord”. All’inizio del Novecento gli ebrei di Vilnius rappresentavano infatti il 40% della popolazione della città, anche se la maggior parte viveva in una situazione di grande povertà e degrado, come illustrato in una serie di bei cartelloni informativi che abbiamo incontrato ai margini di quello che era il ghetto cittadino. Dopo le distruzioni e deportazioni della seconda guerra mondiale, di questo mondo oggi reta solo la memoria. Delle 94 sinagoghe esistenti, solo una, la Choraliné, adibita a deposito di medicinali dai nazisti, si è salvata dalla distruzione.

Il panorama del centro storico di Vilnius dalla Torre del Castello Gediminas

I musei sono tantissimi. Noi abbiamo visitato il Museo del genocidio che raccoglie un numero enorme di documenti, oggetti d’uso quotidiano, fotografie che restituiscono un quadro articolato e puntuale di ciò che è stato il periodo dell’occupazione sovietica, dalla lunga guerra partigiana, alle deportazioni in Siberia dei dissidenti e delle loro famiglie, alla continua sorveglianza cui i cittadini erano soggetti. Le celle della prigione nel piano interrato sono state lasciate intatte. La ristrettezza degli spazi ridotti e claustrofobici evoca tutta la tragedia che i prigionieri hanno vissuto in quel luogo. La visita è molto interessante e coinvolgente e proprio per questo all’uscita eravamo sopraffatti dalla tristezza.

Un’esperienza più leggera e ariosa al Museo MO di arte contemporanea, che ci è piaciuto molto. È ospitato in un edificio moderno dell’architetto Libeskind, che è già di per sé un’opera d’arte, con ampie vetrate luminose e una larga scala elicoidale bianca e nera che collega i diversi piani.

Il centro storico di Vilnius è piccolo e compatto, molto verde. Si gira tranquillamente a piedi. Noi siamo arrivati fino alla Torre del Castello Gediminas, rimasta solitaria in cima a una collinetta, da cui si ammira un bel panorama sulla città. Ci siamo spinti fino al quartiere Uzupis, zona bohemienne, rifugio di artisti, separata dal centro storico dal corso del fiume Vilnele con le sue rive boscose. Il quartiere si è autoproclamato repubblica indipendente, con una sua Costituzione, incisa su pannelli di metallo in molte lingue diverse e affissa sui muri che costeggiano la Paupio g. Ovviamente Uzupis è piena di locali, caffè, ristoranti e gallerie d’arte, insomma un posto dove passare gradevolmente un pomeriggio e fermarsi per la cena.

Street music day a Uzupis
Uno scorcio della Literatu g., dove sui muri degli edifici sono esposte piccole opere d’arte che rendono omaggio a poeti e scrittori, donate da artisti lituani e stranieri
Musicisti si esibiscono in città in occasione dello Street music day

L’atmosfera generale di Vilnius è quella di una città vivace e piena di iniziative. Noi che l’abbiamo visitata durante un fine settimana abbiamo sperimentato una città percorsa dalla musica in occasione dello Street music day. È un appuntamento ormai tradizionale nel quale le strade e le piazze si animano di musicisti, amatori o professionisti, giovani, giovanissimi o meno giovani, in gruppi o solisti, che rappresentano tutti i generi musicali dall’hard rock alla musica medievale e al canto a cappella. Nelle stesse giornate l’Open House Vilnius conduceva visite guidate in edifici storici della città.

Vilnius nella luce del crepuscolo
EttoJa, Non è mai troppo tardi

Vilnius oggi: nuovi quartieri e street art
Riga, la città dell’Art nouveau
Al n. 8 di Alberta Iela, uno degli edifici disegnati da Michail Eizenstejn

Riga ha proprio l’aspetto di una capitale, con tutte le sue contraddizioni. In crescita e trasformazione, con tanti cantieri aperti e un certo numero di homeless che soprattutto nella zona vicina alla stazione si fanno notare. Al nostro arrivo siamo stati catapultati in una città trafficata, affollata e calda. Complice una maratona cittadina che ha visto la partecipazione di circa 30.000 persone, la prima impressione non è stata proprio favorevole. Ma solo la prima impressione, dovuta alla situazione contingente.

Il centro storico ha una bella impronta medievale, che ricorda quella delle città anseatiche incontrate in altri viaggi (Brema, Lubecca). Come tutte le città che hanno una lunga storia, accanto agli edifici più antichi, medievali e rinascimentali, incontriamo palazzi in stile neoclassico, grigie costruzioni del periodo sovietico e, qua e là, qualche struttura recentissima. Le strade del centro sono strette e acciottolate e si aprono in vaste piazze ariose, la Piazza del Municipio, con l’iconica Casa della Confraternita delle Teste Nere, o la Piazza del Duomo dominata dall’alta torre barocca della cattedrale. Le chiese, luterane, sono piuttosto severe e spoglie e ospitano spesso grandi e importanti organi che testimoniano il ruolo della musica nella ritualità protestante. Accanto al Duomo un vasto chiostro medievale è una silenziosa oasi di pace che contrasta con l’animazione della Piazza.

Alla fine dei nostri itinerari siamo poi saliti sulla torre della chiesa di San Pietro dalla quale si gode un bel panorama della città.

Piazza del Municipio e i
la Casa della Confraternita delle Teste nere

Ma il tratto distintivo e di grande fascino di Riga risiede nel suo quartiere Art nouveau, a nord-est rispetto al centro storico. I palazzi più famosi sono quelli che fiancheggiano Alberta Iela, con gli edifici disegnati dall’ingegnere Michail Eizenstejn (sì, il padre del famoso regista Sergej, quello della Corazzata Potemkin). Le facciate dei palazzi, ridipinti di fresco in tenui colori pastello, mettono in evidenza le decorazioni in stucco, un intreccio di tralci, foglie, fiori, teste antropomorfe. E poi le lavorazioni in ferro battuto dei cancelli e dei balconi e le vetrate colorate che si possono ammirare dall’interno. Girovagando nelle strade intorno, ci rendiamo presto conto che l’Art nouveau caratterizza tutto il quartiere (e anche diverse costruzioni sparse in altre zone della città).

Una delle costruzioni Art nouveau sull’Alberta Iela
L’edificio che ospita il Museo dell’Art nouveau

Non potevamo certo mancare il Museo dell’Art nouveau (al numero 12 dell’Alberta Iela) in quella che fu l’abitazione privata dell’architetto Peksens. Un appartamento signorile che riprende la ripartizione originale degli ambienti, con arredi e decorazioni d’epoca. E un’esposizione digitale interattiva che mostra le più rilevanti opere architettoniche Art nouveau di Riga e illustra alcuni aspetti tecnici di costruzione. La documentazione fotografica, poi, riflette la vivacità cittadina del periodo.

Museo dell’Art nouveau: il salotto
e la scala che porta ai piani superiori

Cambiamo aria e puntiamo su Miera Iela, cuore hipster della città. Un passato industriale con impianti ormai dismessi che hanno cominciato ad accogliere locali di ogni genere, caffè, gallerie d’arte. La struttura urbanistica è variegata. Si incontrano vecchie case ottocentesche a due piani ancora in legno, edifici di inizio Novecento, semplici esempi di Art nouveau spesso in attesa di un doveroso restauro, qualche grigia costruzione anni ‘50/’60. E per finire qualche esempio di costruzioni più recenti con ampie vetrate e balconi.

Il grande mercato centrale della città è un vasto luogo interclassista. Vi si trovano prodotti di tutti i tipi in vecchi capannoni industriali, organizzati in base a una suddivisione merceologica. Uno dei capannoni è dedicato allo street food ed è frequentato da un’umanità variegata. Noi abbiamo mangiato ottimi ravioli di carne conditi con l’onnipresente – e buona – panna acida e una torta di mele che assomigliava a uno strudel. Negli spazi esterni bancarelle che offrono alla vista e alla vendita frutta e verdura, sistemate in grandi mucchi che ricordano un mercato levantino. Per chi ama i mercati, una tappa da non perdere.

Eredità del periodo sovietico: l’edificio ospita ora l’Accademia lettone delle scienze

Tallinn, la città dei colori.
La Piazza del Municipio di Tallinn al tramonto

E infine arriviamo a Tallinn. Ultima tappa del nostro viaggio, dove si respira un’aria diversa dalle altre due capitali. In primo luogo la lingua: l’estone è vicino al finnico e non è una lingua slava o baltica, come il lituano e il lettone. Siamo saliti ancora più a nord e le giornate a maggio sono lunghissime: alle 11 di sera è ancora chiaro. L’aria è tersa e pulita, complice un vento da est teso ma leggero, che rende il cielo di un azzurro intenso che non ci saremmo aspettati a questa latitudine.

Una delle porte di entrata in città

La Città vecchia, centro storico medievale, è racchiusa in una cerchia di mura molto ben preservata, scandita dalle 25 torri che sono giunte fino a noi. Ed è monopolizzata dai turisti che, fortunatamente, non sono troppi in questo periodo e tendono a scomparire nel tardo pomeriggio. Gli edifici di maggior interesse sono le chiese, con le loro alte torri campanarie che caratterizzano lo skyline cittadino e gli eleganti palazzi civili delle gilde, le organizzazioni commerciali dell’Hansa, che fiancheggiano la Pikk, la “via lunga”.

La Chiesa dello Spirito Santo
La Reichmann House sulla Pikk

Ai negozi di souvenir per turisti, che sono parecchi, si affiancano gallerie d’arte, botteghe e laboratori artigianali, negozi di design, in una mescolanza che rende piacevole passeggiare per le strade acciottolate del centro. La collina di Toompea è il punto panoramico della città che si stende in basso arrivando fino al mare. Fuori dalle mura si intravvede un nucleo di modernissimi palazzi in vetro e acciaio che costituiscono il futuro verso il quale il paese si sta muovendo. Accanto a questi, abbiamo incontrato piccolissimi banchetti dove anziane signore vendono fiori, narcisi e mughetti in questa stagione. Piccolo commercio dai giardini fuori città.

Il panorama di Tallinn fino al mare dalla collina di Toompea

Le chiese della città sono piuttosto grandi e spoglie. Visitiamo la chiesa dello Spirito Santo, bianca di intonaco con la guglia della torre nera, la Cattedrale dedicata alla Vergine Maria sulla collina di Toompea, le cui pareti sono affollate da stemmi nobiliari e la Niguliste Kirk, la chiesa dedicata a San Nicola di Bari, protettore dei marinai. Quest’ultima, in stile gotico, ha subito pesanti danni durante un bombardamento del 1944 e dopo la ricostruzione è stata trasformata in un museo, che raccoglie  importanti opere di arte religiosa, dipinti e statue in legno, oltre ai frammenti di una Danza macabra. Dalla torre della chiesa si ammira un panorama che si estende a tutta la città.

I colori di Tallinn nei vicoli…
… e nelle strade della Città vecchia

Molto interessante il Museo del design e delle arti applicate, collocato in un edificio del ‘600, con una esposizione permanente di tessuti, ceramiche, oggetti in cuoio, vetro, metallo, risalenti all’incirca agli ultimi cento anni. 

Fuori dalla Città vecchia, ci siamo spinti fino al mare, a Kalamaja, una volta villaggio di pescatori e poi zona industriale dalla fine del XIX secolo dopo l’arrivo della ferrovia. È una zona in espansione con bei condomini moderni, grandi finestre e terrazze vista mare. I preesistenti edifici industriali ospitano oggi un birrificio, locali di ritrovo, strutture commerciali. Il tempo meteorologico continua a regalarci belle giornate assolate e un po’ ventose, luminose e gradevoli. Uno stormo di sterne rumorose ci ricorda che siamo a Nord. Decidiamo di tornare in centro a piedi passando per un parco boscoso e attraversando una tranquilla zona residenziale di vecchie case in legno. Originariamente costruite per ospitare gli operai della zona, sono state in parte restaurate con cura, altre rimangono con le assi scolorite e scrostate. Nel complesso il quartiere ha un’impronta e un fascino indimenticabili.

I colori di Tallinn: a Kalamaja nuovi edifici…
…e vecchie costruzioni rinnovate

Arriviamo a Telliskivi il quartiere industriale che si è sviluppato intorno alla ferrovia e che è stato completamente recuperato e ristrutturato, con i vecchi edifici che ospitano atelier, gallerie, negozi di design e tanti locali. Complice la bella giornata i tavoli all’aperto sono gremiti, ma con un po’ di fortuna riusciamo a trovarne uno libero per concederci una pausa e un’insalata. Il posto è animato, tanti ragazzi e mamme con bambini nel piccolo parco giochi. Sui muri è raccolta una gran quantità di murales, alcuni piuttosto belli. Scattiamo tantissime foto.

TelliskiviOlivier Bonnard, Kalevipoeg’s Victory Over Monarchy, ispirato a un personaggio dell’epica nazionale
Telliskivi – Martin Ron, Mundra
Night in Afrika di Lex Zoos a Telliskivi
Volti di donna sui muri di Telliskivi – INtS
e Hopare

Perché Tallinn città dei colori? I muri degli edifici, più antichi o moderni, sono colorati, come per combattere il grigiore dei freddi inverni. Incontriamo tinte più tenui, pastello, nella Città Vecchia. Colori più saturi nelle case in legno ridipinte di recente, in contrapposizione con l’aria fané del legno stinto e scrostato. Le costruzioni contemporanee, infine, mischiano luminose vetrate riflettenti con inserti e moduli colorati. Noi che abbiamo visitato la città in giornate assolate ne siamo rimasti colpiti.

Uno scorcio delle stradine della Città vecchia…
il futuro del nuovo sviluppo
In preparazione al viaggio

Il fatto di appartenere geograficamente all’Europa orientale e di aver fatto parte dell’Unione sovietica fino all’inizio degli anni Novanta del ‘900 rende questi paesi misconosciuti al mondo occidentale.

Per formarci un quadro più preciso ci siamo affidati al numero di Passenger dedicato ai paesi baltici che nei suoi vari articoli compone un mosaico della contemporaneità dei paesi e del recente sviluppo che l’ha determinata.

Sotto un profilo più letterario, invece, Anime baltiche di Jan Brokken combina la storia personale di un certo numero di figure del mondo baltico (alcune famose, altre meno conosciute) e il riflesso che eventi storico-politici hanno avuto sulla loro vita. Ne emerge un affresco arioso e poetico, ma documentato e puntuale, che ci aiuterà a interpretare la realtà che incontreremo.

Last, but not least, recuperiamo Trans Europa Express di Paolo Rumiz (leggendario scrittore/viaggiatore) che una dozzina di anni fa ha percorso il confine europeo che divide la Russia a Est dall’Ovest, dal mar Bianco fino al mar Nero.

Informazioni pratiche

L’organizzazione è stata semplice: volo Roma-Vilnius (Wizzair) all’andata, Tallinn-Roma (Ryanair) al ritorno. Gli spostamenti tra le città con il Flixbus. Tutto prenotato online senza difficoltà, a tariffe economiche. Servizi efficienti.

Per la sistemazione, hotel prenotati tramite Booking, di buon livello a prezzi inferiori a quelli italiani.

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