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Tre giorni alla scoperta di Valencia

Poco prima di Natale decidiamo di trascorrere tre giorni a Valencia. Un piccolo itinerario per rimetterci in moto.

Valencia è una città molto gradevole, mediterranea, accogliente. Le belle giornate invernali ci regalano un cielo azzurro, terso e luminoso di luce meridionale. Una temperatura mite, appena un po’ più fredda giusto al mattino.

I lunghi e ampi viali che circondano il centro storico sono bordati di platani, alte palme e, di quando in quando, meravigliosi, monumentali ficus macrophilla, che tanto amiamo. Lungo le strade secondarie più strette incontriamo anche begli esemplari di ginko biloba, con le foglie dalla forma caratteristica, ormai completamente gialle. E poi alberi di arancio, foglie verde scuro e carichi di frutti.

Il traffico automobilistico scorre lungo i grandi viali ed è tenuto fuori dal centro storico che quindi è animato e vivace, ma non caotico e si può godere passeggiando senza problemi.

Il Mercato centrale, esempio di architettura modernista

L’architettura dei palazzi del centro è piuttosto omogenea: grandi fabbricati di fine ottocento, signorili, intonacati di bianco con ampie finestre luminose e piccoli balconi con inferriate in ferro battuto lavorato. Decorazioni in stucco geometriche, arricchite da foglie, fiori, volti, contornano le finestre e sovrastano i portoni. È un centro elegante che rimanda agli stilemi tipici che si incontrano sulla costa mediterranea, ad esempio sulla Costa Azzurra francese. Di tanto in tanto incontriamo begli edifici con facciate moderniste e tipiche decorazioni art nouveau.

La Casa del Punt del Ganxo
Casa del Punt del Ganxo
particolare delle decorazioni
Cosa vedere a Valencia?

Lasciarsi trasportare dal momento e passeggiare senza meta, con mille deviazioni dettate da uno scorcio o una luce che si impongono all’improvviso. I monumenti più importanti si incontrano sulla propria strada, senza difficoltà.

Decorazioni del Palazzo
del Marquese de dos aguas

Noi abbiamo apprezzato il sontuoso Palazzo del Marquese de dos aguas, con il suo monumentale e ricco portale scolpito in alabastro che ospita il Museo della ceramica. La Cattedrale con la Cappella del sacro calice, dove è custodita una coppa in agata risalente al primo secolo a.C., facente parte del corredo rituale per la celebrazione della Pasqua ebraica, che, secondo la leggenda, è quella utilizzata nel corso dell’Ultima Cena. La Chiesa-Museo di San Nicolas con la sua ricca decorazione barocca che si sovrappone a una severa architettura gotica. La Lonja de la Seda o Lonja de Mercaderes (Borsa dei mercanti), un complesso di edifici civili dove si fondono architettura gotica e decorazioni rinascimentali, una volta luogo del commercio di olio e seta, oggi dichiarato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

La Lonja de la seda

Un discorso a parte lo merita il Barrio del Carmen, che si estende tra il Mercato centrale e la Porta di Serrano, nella parte nord-occidentale del centro storico. È la zona più antica della città, un quartiere ancora popolare con strade strette, fiancheggiate da costruzioni di pochi piani, e piazze vivaci che si aprono all’improvviso.

Barrio del Carmen, un murale di Cabiscol, street artist valenciano

È un quartiere in trasformazione: alcuni edifici sono stati già restaurati, molti esibiscono muri dall’intonaco scrostato, un paradiso per gli street artist che li hanno ricoperti di murales e graffiti. Ma un quartiere non ancora gentrificato. Nelle piazze incontri i bambini che giocano o vanno in bicicletta. A sera per le strade, mentre i tanti localini iniziano ad affollarsi per l’aperitivo, gli abitanti del posto si affrettano verso casa con le buste della spesa. In pieno Barrio del Carmen, il mercato Mossen Sorell è stato riconvertito in un “mercato boutique” dove è possibile fare spuntini, in un ambiente squisitamente spagnolo. 

L’Oceanografic, il grande acquario

Fuori città verso il mare, la Città delle arti e delle scienze, progettata dagli architetti Calatrava e Candela, è una tappa d’obbligo. Perché è un bel esempio di architettura organica contemporanea, con diversi edifici omogeneamente integrati tra di loro. Perché ospita l’Oceanografic, un acquario bellissimo, che riesce a stupire  i bambini e anche gli adulti.

Nelle grandi vasche sono ricostruiti i diversi habitat marini, dai mari tropicali ai poli. Il percorso di visita è immersivo, perché alcune delle sale sono circolari, completamente circondate da un anello di vasche. E poi si percorre un lungo tunnel sottomarino dove si rivivono sensazioni che ricordano quelle che si provano durante un’immersione in mare. E come durante un’immersione sembra che il ruolo visitatore/ospiti si inverta: siamo noi al centro dell’attenzione da parte di un mondo marino che ci circonda e ci osserva. Il potere di questa rappresentazione è magnetico. Affascinati, rimarremmo a osservare lo spettacolo di questo mondo all’infinito.

El Cabanyal, il quartiere marinaro

Dall’Oceanografic un autobus ci porta in pochi minuti al Cabanyal, il quartiere marinaro di Valencia ancora oggi abitato da pescatori.

Tipica decorazione della facciata di una casa di inizio Novecento nel Cabanyal

È una deviazione che a noi è piaciuta molto. Per l’atmosfera che si respira e per il suo valore architettonico. Passeggiando per le tranquille stradine del quartiere abbiamo potuto ammirare un nucleo, piccolo ma significativo, il cui tessuto urbanistico non è stato stravolto dal “furore” di rinnovamento degli anni ’60 e ’70 del Novecento.

Ed ecco le barracas – le tipiche case coloniche valenciane –  e le case dei pescatori con le facciate ricoperte di piastrelle, qualche edificio modernista. Anche questa parte ancora tradizionale è oggi una zona in trasformazione. Alcune case sono state restaurate di recente, molti i cantieri di ristrutturazione all’opera, i muri di edifici deteriorati sono stati “colonizzati” dagli street artist. Leggiamo sulla guida che il Cabanyal sta vivendo un importante momento di rinascita culturale, cui si affianca lo sviluppo di  locali di ritrovo. I nostri tempi contingentati non ci permettono di passare una serata qui, ma abbiamo l’impressione che ne varrebbe proprio la pena!

La paella e altro

A Valencia abbiamo gustato la paella valenciana nella sua versione originale a base di verdura e carne di pollo e coniglio. Senza dubbio la migliore paella di sempre! E non poteva che essere così, visto che il piatto nasce proprio in questa regione. Nel quartiere di Eixample, nel tradizionale ristorante Casa Roberto (non lasciatevi fuorviare da un arredamento un po’ datato!), la paella è semplicemente squisita, servita su una base di delizioso riso croccante. E nell’attesa che arrivi, cotta a puntino, l’esgarraet de pimento, un’insalata tipica di peperoni e baccalà, è l’antipasto giusto!

Informazioni organizzative

Con Vueling, la compagnia low cost spagnola, si raggiunge Valencia in un paio d’ore di volo da diverse città italiane a una tariffa economica se si prenota con un buon anticipo. Dall’aeroporto si arriva comodamente in centro città con la linea 5 della metropolitana.

La rete metropolitana/tranviaria cittadina è piuttosto efficiente e conta 10 linee, per una città con meno di 1 milione di abitanti. All’interno del centro storico e fin nella zona esterna rispetto ai grandi viali di comunicazione ci si muove a piedi senza problemi.

Il nostro albergo (ABC you – https://www.abcyou.es/en.) è un b&b che ci sentiamo di consigliare. E’ situato nel quartiere di Eixample, a ridosso del centro storico in una zona elegante dove si trovano ottimi ristoranti e locali. Per utilizzare i trasporti cittadini e beneficiare di sconti/gratuità nei biglietti d’ingresso ai monumenti, può essere utile la Valencia tourist card, per 24, 48 o 72 ore. Noi l’abbiamo acquistata online dall’Italia e l’abbiamo ritirata materialmente presso il chiosco digitale dell’aeroporto.

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