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Lasciare il cuore a Ouessant

Già, sull’isola di Ouessant abbiamo lasciato il cuore. Ci siamo rimasti due giorni interi, l’abbiamo percorsa in lungo e in largo e al momento di ripartire eravamo già assaliti dalla nostalgia del luogo.

L’isola ci ha catturati da subito, appena in vista del porto di Stiff, quando si è materializzata davanti ai nostri occhi: un blocco roccioso, alto e compatto sul mare, in cima una distesa di erica, un altopiano, a prima vista piatto, un grande faro sulla destra. Il porto ha solo due piccoli moli, dove alcune navette attendono i visitatori che sbarcano, per condurli a Lampaul, il borgo principale, distante qualche chilometro. In alternativa la possibilità di affittare una bicicletta, perché nell’isola non è consentito portare auto, ci sono solo quelle degli abitanti del luogo. Colpisce la totale mancanza di quelle strutture turistiche che accolgono il visitatore allo sbarco su un’isola: bar, ristoranti, negozi di souvenirs e attrezzature da spiaggia. Ne siamo rimasti colpiti, favorevolmente. Iniziava a materializzarsi la dimensione emotiva dell’isola, come luogo separato e segregato, in cui potersi disperdere e perdere.

Lasciare il cuore a Ouessant è contemplare l'acqua calma della baia di Lampaul al mattino
La baia di Lampaul

Cartina alla mano, siamo partiti in esplorazione a piedi, cominciando dalla costa a nord dell’isola, camminando sulle strade che raggiungono le case sparse nella brughiera, di tanto in tanto raggruppate in piccole frazioni. Arriviamo a una prima spiaggetta, per percorrere poi il sentiero di costa che in molti punti corre a picco sul mare. Questo schema lo ripeteremo più volte nei due giorni che trascorreremo sull’isola, macinando chilometri su chilometri, inoltrandoci nella brughiera fiorita di erica, facendo sosta sulle spiagge di sabbia che si aprono tra le rocce (deliziose quella di Arlan e quella del Prat).

Lasciare il cuore a Ouessant è sdraiarsi sulla sabbia tiepida di una delle sue spiaggette
Plage d’Arlan

Sulla costa settentrionale arriviamo in vista dell’isola di Keller, privata. Ancora un masso roccioso, a picco sul mare, e una sola costruzione; da lontano sembra una bella casa, abitata solo in estate, ci dicono. Nella zona di costa più selvaggia e scoscesa, quella del Kadoran, avvistiamo in mare un paio di foche che di tanto in tanto si tuffano a caccia di pesci.

Lasciare il cuore a Ouessant è camminare su una distesa d'erica
Kadoran

A sud ci spingiamo fino a Porz Coret (nelle orecchie la musica omonima di Yann Tiersen). Alle spalle il faro della Jument, collocato in mare al largo della punta.

Phare du Stiff
Phare du Creac’h al tramonto

Immancabili i fari dell’isola. Quello di Stiff, vicino al porto, ospita un’ampia raccolta di foto d’epoca locali, in bianco e nero, dagli albori della fotografia fino agli anni ’70 del ‘900, una testimonianza etnografica della vita sull’isola. E quello di Creac’h nella parte occidentale, dove arriviamo dopo cena per ammirare il tramonto. Il sole si nasconde dietro piccole nuvole all’orizzonte che assumono una calda sfumatura aranciata, riflessa nell’acqua del mare, mentre la luce cala lentamente, regalandoci un lungo spettacolo e un chiarore che ci accompagna fino al rientro a Lampaul.

Se si esclude il borgo di Lampaul, l’isola è punteggiata di case sparse, piccole, al massimo un piano, intonacate in bianco o direttamente in pietra, dove le persiane e i portoni in legno danno una nota di colore, spesso sbiadita dal tempo. I cespugli di ortensie, nei giardini o accanto alle abitazioni, sono i fiori più comuni in tutta l’isola e ravvivano, loro sì, il paesaggio con sfumature dal verde pallido, al rosa, all’azzurro intenso. Pochi gli alberi, in maggioranza pini, lontani dal mare, con le chiome modellate dal vento.

Ouessant è frequentata soprattutto da un turismo giornaliero in partenza dai porti di Le Conquet o di Brest. Anche con un flusso di visitatori che in estate arriva tutti i giorni dalla terraferma, non abbiamo percepito un affollamento dell’isola, mancando di fatto dei luoghi iconici che fungono da catalizzatori. Una volta arrivati sull’isola i visitatori si disperdono in bicicletta, a piedi, o aderendo agli itinerari proposti dai gestori delle navette. A sera, partito l’ultimo traghetto, restano gli abitanti e gli ospiti che hanno deciso di fermarsi. Solo nel borgo di Lampaul si trovano alcuni ristoranti, caffè e qualche negozio. Una dimensione intima di tranquillità, ma non di solitudine.

Informazioni pratiche

L’isola di Ouessant si raggiunge in traghetto dai porti di Brest e di Le Conquet. Noi siamo partiti da quest’ultima, acquistando i biglietti dall’Italia con la compagnia Penn-ar-bed (https://pennarbed.fr/). Abbiamo lasciato l’auto in un posteggio privato a qualche centinaio di metri dal porto di Le Conquet, anche questo prenotato in anticipo dall’Italia.

A Lampaul abbiamo fissato una stanza presso l’Océan, un affittacamere trovato su Airbnb, con l’uso della cucina condivisa che abbiamo sfruttato al mattino per prepararci la colazione.

A cena ci era stato consigliato il ristorante Le Fromveur (https://www.hotel-fromveur.fr/), pesce, frutti di mare, crostacei, a un prezzo ragionevole. Ci è piaciuto.

L’isola è piccola (poco più di 15 kmq) e può essere esplorata in bicicletta, su strade asfaltate e bianche, quasi sempre pianeggianti. Lungo la costa vi è una serie di sentieri, percorribili solo a piedi, ben tenuti e sicuri.

E se volete assaggiare l’emozione della musica di Yann Tiersen, la trovate qui.

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