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INTORNO ALLA PIANA DI NAVELLI

In una domenica autunnale un po’ nebbiosa partiamo alla scoperta di una piccola parte di Abruzzo raccolta intorno alla Piana di Navelli, che conoscevamo solo per la coltivazione dello zafferano. Informazioni acquisite di recente sulla storia della zona ci hanno incuriosito e quindi abbiamo deciso di puntare su piccoli centri storici e testimonianze artistiche un po’ nascoste.

La stagione autunnale ci regala poi atmosfere sognanti e colori brillanti.

Già lungo l’autostrada, dai viadotti che permettono una visione dall’alto, il fondovalle è immerso in una spessa coltre di nuvole, da cui sbuca un campanile o la cima di un’altura con il suo paesello, ormai raggiunto dalla luce del sole. I gialli e i rossi degli alberi in lontananza danno un tocco di vivacità al paesaggio.

Lasciata l’autostrada percorriamo un tratto della statale 17 che segue approssimativamente il tracciato del Tratturo Regio, 244 km tra L’Aquila e Foggia. Il Tratturo era una delle vie della transumanza e apprendiamo che il percorso è oggetto di lavori di sistemazione per renderlo fruibile agli escursionisti. Raggiungiamo i paesi che sono le nostre mete attraverso strade provinciali che ci consentono di immergerci nei colori del foliage autunnale.

Non riusciamo invece ad ammirare la fioritura autunnale dei crochi da cui, già dal medioevo, si ricava lo zafferano. D’altra parte la raccolta deve avvenire in tempi rapidissimi per evitare il deterioramento del fiore.

Il castello Piccolomini di Capestrano

Arriviamo a Capestrano. Il paese è raccolto intorno alla grande piazza centrale, dominata dal Castello Piccolomini. La Chiesa di Santa Maria della Pace, sull’altro lato della piazza, ha la facciata ancora nascosta dalle impalcature dei restauri per i danni del terremoto. Entriamo nel Castello che al suo interno ha mantenuto la struttura di un piccolo borgo fortificato e si affaccia sulla valle sottostante. Nell’atrio è custodita una copia del famoso Guerriero di Capestrano, statua risalente alle culture locali pre-romane, ritrovata negli anni ’30 del Novecento nelle campagne intorno al paese e oggi custodita al museo di Chieti. Il guardiano del piccolo museo racconta con vivezza di particolari i fatti legati alla scoperta della statua, raccontatigli direttamente, quando era adolescente, dal contadino che aveva ritrovato la statua nella sua vigna.

Il borgo di Capestrano dal castello
Castello Piccolomini

Navelli, che dà il nome alla Piana, è un bel borgo appoggiato sul fianco di un monte.

È un paese di origini antiche, inizialmente sviluppatosi intorno al castello, di cui oggi resta solo una torre. È rimasto invece l’impianto fortificato, caratterizzato da vicoletti con piccole case-torre costruite con blocchi di pietra locale. In tempi recenti il paese è stato fortemente colpito dal terremoto del 2009 e a oggi solo in parte restaurato. La passeggiata nel centro storico, alla scoperta di vicoli, scorci caratteristici, piazzette, è molto piacevole. Colpisce la solitudine del luogo. Non incontriamo quasi nessuno e in alcuni momenti abbiamo l’impressione che si tratti di un borgo fantasma. Molte case sono in rovina, alcune restaurate, altre in via di restauro. Gli abitanti oggi sono concentrati nella parte bassa del paese e ci dicono che il borgo storico rivive solo in estate.

A pochi chilometri Fontecchio è un altro piccolo paese che raccoglie il suo nucleo più antico all’interno delle mura.

Anche qui abbiamo passeggiato senza meta per i vicoli, incontrando diverse botteghe medievali, con il tipico mensolone in pietra per l’esposizione della merce. Siamo arrivati ai resti della chiesa di San Nicola, distrutta da un altro terremoto, quello di Avezzano del 1915 e mai più restaurata, oggi abitata da una folta colonia di gatti. Girovagando torniamo ad affacciarci sulla piana sottostante e ammiriamo ancora i colori dell’autunno.

Subito fuori dalle mura una fontana, trecentesca, posta al centro di una piazza lastricata attira la nostra attenzione. È considerata il simbolo del paese e celebrata in un’epigrafe settecentesca in latino che dice “Ecco la fonte viva di sana dolcezza, dalla quale i fontecchiani traggono il nome, lo stemma, il sollievo e l’onore”. Lo spazio della piazza è delimitato da un lato da un muro fornito di sedili in pietra, dall’altro dai vasconi per abbeverare gli animali e dalle vasche dei lavatoi: il luogo di incontro sociale della comunità di un tempo.   

Arriviamo a Bominaco che è quasi buio e sta scendendo la nebbia. L’atmosfera è magica. La nostra meta è il complesso comprendente la chiesa di Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino. Per l’ingresso bisogna rivolgersi alla custode (il telefono è indicato sul cancello d’ingresso) che apre ai visitatori e dà informazioni sulla storia degli affreschi di San Pellegrino.

Santa Maria Assunta è una bella chiesa romanica in pietra. All’interno il cero pasquale, l’ambone, il ciborio, i capitelli delle colonne ripropongono i tipici stilemi romanici. Sulle mura qualche resto di affresco.

Bominaco – Oratorio di San Pellegrino

Entrare nel piccolo oratorio di San Pellegrino è un’emozione e una sorpresa. Un’esplosione di colori: le pareti e le volte sono interamente dipinte, con affreschi che risalgono in massima parte al XIII secolo. Vi si ritrovano influenze pittoriche diverse, bizantine nei volti e nei tessuti, islamiche nei motivi astratti e geometrici, che si integrano con quelle più tipiche della pittura italiana dell’epoca. Nelle immagini, caratteristiche dell’iconografia cristiana, ci hanno colpito alcune particolarità: la rappresentazione dell’Ultima cena con il Cristo a capotavola che, scopriamo, è comune nelle raffigurazioni bizantine; la Natività di Gesù che viene lavato dalle ancelle, secondo quanto riportato nei Vangeli apocrifi; il Giudizio universale la cui raffigurazione è divisa in singole scene; il cosiddetto “Calendario Bominacese” dove i mesi, sono raffigurati simbolicamente con i segni zodiacali, le attività dell’uomo e le festività annuali.

Ormai è quasi sera e del tutto buio. Il nostro giro termina qui. Torniamo verso l’autostrada con prudenza, percorrendo strade già immerse nella nebbia. Nel corso della giornata, leggendo notizie e informazioni dei posti visitati abbiamo scoperto che l’Abruzzo è più ricco di reperti storico-artistici di quanto potessimo immaginare. Uno spunto per organizzare prossime future visite.

Informazioni pratiche

Informazioni interessanti sulla coltivazione dello zafferano a Navelli sono rinvenibili nel sito della cooperativa locale di produttori (https://www.zafferanoaltopianonavelli.it/)

Per la visita della Chiesa di Santa Maria Assunta e dell’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco può essere utile consultare le informazioni sul sito https://www.parrocchiabominacocaporciano.it/

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