dove andare,  italia,  street art

Cvtà Street Fest: il Molise resiste

.

La storia più recente del Molise è una storia di resilienza: il Molise resiste. E il Cvtà Street Fest, il festival annuale di street art che dal 2016 si tiene a Civitacampomarano (CB), è un esempio tangibile di resilienza. Ed è pure un interessante festival che il magazine del sito Urbaneez include tra i dieci più celebri festival di street art al mondo.

Civitacampomarano è un bel borgo medievale che oggi conta poco più di 300 abitanti. La maggior parte anziani. Costruito su un lungo sperone di arenaria, ha conosciuto tempi migliori, come testimonia il suo imponente Castello angioino. Ed è proprio il Castello che divide in due parti il paese: la zona a ovest dove oggi si concentra la maggior parte degli abitanti; quella a est, in larga parte disabitata, case chiuse, infissi cadenti, tetti crollati. La parte del paese che si affaccia sui calanchi, poi, è ormai “zona rossa”, interessata da una frana che ne ha determinato la chiusura per motivi di sicurezza.

Uno scorcio del borgo con un’opera di Cinta Vidal

La ricorrenza ormai quasi decennale del festival ha riempito il paese di murales. Grandi opere sparse in tutto il borgo, dai muri delle palazzine più recenti, fino a quelli delle vecchie case ormai abbandonate.

Helen Bur – 2023
Christian Blanxer – dedicato a Emma

Accanto ai grandi murales, poi, la presenza, soprattutto nella zona abbandonata, di piccoli pezzi ricorrenti nei temi, ma diversi l’uno dall’altro, motivi che si ripetono soprattutto sulle porte in legno, scrostate e scolorite, o in metallo, corrose dalla ruggine.

Piccoli pezzi di Helen Bur, sparsi sulle porte del borgo

Il festival, i suoi abitanti e gli artisti

Anima del festival (e sua direttrice) è Alice Pasquini – qui solo Alice – insieme a tutti gli abitanti del borgo, che partecipano attivamente per la riuscita dell’evento.

Dai ragazzi che guidano i visitatori su e giù per le stradine acciottolate, in passeggiate che portano alla scoperta dei murales. Alle signore che si occupano della cucina, ai volontari della protezione civile. E tutti gli altri che si incontrano nelle vie, prodighi di informazioni, notizie e indicazioni. Orgogliosi della bellezza del loro paese, sono desiderosi di comunicarla a chi viene da fuori. Con la consapevolezza che il festival e i murales non rendono Civitacampomarano più bella, ché lo è già di per sé, ma la mantengono viva, perché raccolgono i suoi abitanti – e quelli che l’hanno dovuta lasciare negli anni, ma che tornano in estate e per il festival – attorno a un progetto che la rende una comunità. E possono attirare anche qualche persona straniera che si è innamorata di Civita e ha deciso di diventarne cittadina, acquistando e ristrutturando qualche piccola casa del centro storico.

La presenza di Alice e delle sue opere caratterizza il borgo di Civita e il suo festival. I dolci, malinconici volti femminili e quelli di bambini si incontrano sparsi qui e là sui muri e sulle porte, come a voler riaffermare il suo senso di appartenenza al luogo, origine dei nonni materni, dove trascorreva le estati dell’infanzia.

Uno scatto all’ultima opera di Alice Pasquini nel borgo

Ogni anno artisti internazionali vengono chiamati per nuove opere. Nel 2024 Octavi Serra (spagnolo), Taxis dalla Grecia, Strøk (norvegese) e il duo Snik (britannici).

L’opera del duo Snik, un elaborato esempio di stencilling
Strøk, con le sue figure che sfidano la gravità
Taxis al lavoro
Octavi Serra e le sue opere concettuali

Esplorando il borgo si nota come i murales si fondono in maniera armonica con l’ambiente circostante: con la natura della campagna che si scorge in lontananza, con la struttura urbanistica dell’abitato, con i muri che li ospitano. Parlando con Roberta, che ci ha accompagnato nella scoperta delle opere, abbiamo appreso che, arrivati a Civita, molti degli artisti sono catturati dall’atmosfera speciale del luogo e può accadere che modifichino il progetto originario, per adattarlo all’ambiente in cui si colloca.

D’altra parte, nel tempo che passano a Civita gli artisti vengono “adottati” dagli abitanti con la tipica accoglienza e il calore dei piccoli centri. E allora può capitare che oltre al pezzo che si sono impegnati a produrre, lascino un “regalo” per contraccambiare l’ospitalità, dipinto sulla porta di legno della casa di fronte a quella della “Nonna” che le offriva il caffè (Cinta Vidal) o nascosto sulle pareti all’interno di una casa abbandonata (Jasmin Siddiqui – aka Hera).

Piccoli pezzi “donati” di Cinta Vidal e Hera

Oltre alle visite del borgo, il festival ha una componente culturale più ampia che lo rende un appuntamento interessante. Noi abbiamo assistito a una serata di Poetry Slam sulla piazza del Castello e partecipato a una caccia fotografica tra le strade del borgo. È stato divertentissimo! La sera, poi, DJ set con una selezione di musica originale e per nulla scontata.

Hera 2023
Francisco Bosoletti 2017

E siamo tornati a casa con il bel ricordo di aver partecipato al festival, tante fotografie nella memoria della macchina fotografica e un sacchetto di buonissimi dolcetti di pasta frolla ripieni di mosto: i ciell della migliore tradizione di Civitacampomarano.

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *